Del maestoso tempio funerario di Amenhotep III, una volta il più grande e sontuoso complesso templare dell'antico Egitto, oggi rimangono purtroppo solo frammenti.
Nonostante ciò, gli archeologi stanno gradualmente riportando alla luce i tesori di questo importante sito archeologico.
Perché il tempio è andato distrutto?
Circa 150 anni dopo la morte di Amenhotep III, intorno al 1200 a.C., un violento terremoto devastò il tempio funerario.
Le ricerche condotte dagli archeosismologi dell'Accademia Armena delle Scienze, che collaborano con il progetto di conservazione dal 2007, hanno confermato questa teoria.
Successivamente, il sito fu utilizzato come cava e gran parte dei materiali, sia pietra che mattoni, venne riutilizzata nei templi circostanti e negli edifici successivi, a partire dal regno di Merenptah, figlio e successore di Ramses II.
Con il passare dei secoli, i resti furono regolarmente danneggiati dalle inondazioni e progressivamente ricoperti da strati di limo alluvionale del Nilo, fino a tre metri sopra il livello originale del terreno.
Cosa è stato recuperato dagli archeologi?
Oltre ai Colossi di Memnone, gli archeologi hanno recuperato centinaia di frammenti di statue e reperti architettonici.
Infatti, sono state ritrovate più di 280 statue e frammenti della dea Sekhmet dalla testa di leonessa.
Inoltre, il team ha scoperto sfingi di calcare, blocchi decorati, e una statua monumentale di un ippopotamo in alabastro, la più grande statua della dea ippopotamo venerata come la "Grande Bianca".
Recentemente, sono stati scoperti anche i resti di due enormi statue a forma di Sfinge, lunghe circa 8 metri.
Quali colossi sono stati recentemente ricostruiti?
Nel dicembre 2025, dopo quasi due decenni di lavoro, sono state reinstallate due colossali statue di alabastro di Amenhotep III nella loro posizione originale presso il Terzo Pilone del tempio.
Alte tra i 13,6 e i 14,5 metri, queste statue rappresentano il re seduto, con le mani appoggiate sulle ginocchia, che indossa il copricapo nemes sormontato dalla doppia corona, una barba cerimoniale e il tradizionale gonnellino reale.
Ai piedi delle sculture sono raffigurate le mogli di Amenhotep III, tra cui Tiye e la principessa Iside.
Chi è Hourig Sourouzian e cosa fa il suo team?
Hourig Sourouzian, archeologa di origini armene, dirige dal 1998 "Il Progetto di Conservazione dei Colossi di Memnone e del Tempio di Amenhotep III".
Il suo team internazionale collabora con il Ministero delle Antichità egiziano e l'Istituto Archeologico Tedesco, con l'obiettivo di preservare i resti di questo prestigioso tempio e presentarli con dignità nelle loro posizioni originali.
Grazie al loro intenso lavoro, il sito si sta arricchendo di statue reali colossali in quarzite e granito rosso ricostruite nella Corte Peristilio, oltre a blocchi decorati, sfingi ed effigi divine.
Sourouzian ha formato un team di restauratori egiziani altamente qualificati, specializzati non solo nella pulizia e desalinizzazione, ma anche nella ricerca di collegamenti tra frammenti di statue e blocchi decorati.